Israele e la tortura: la storia di Samir.

In pochi sanno che la democrazia più venerata del Medio Oriente preveda, nel suo corpo legislativo l’uso sistematico e programmatico della tortura. Come testimontiato da numerose ong per i diritti umani, come Amnesty international e l’israeliana Btselem, l’uso della tortura non solo è accettato da Israele e dal suo governo, ma è anzi sistematicamente usata per estorcere informazioni di comodo da persone che stremate da tecniche degne della peggiore inquisizione sono poi pronte a confessare qualsiasi cosa.
Samir, ci racconta della sua esperienza nelle carceri israeliane e come un fiume in piena inizia a parlare senza più fermarsi per alcune ore.Arrestato durante la prima intifada perchè finito in una delle black list stilate dall’esercito israeliano, Samir ha passato più di un annonella prigione di Jenin. Ci racconta di come i soldati si divertissero ad applicare la corrente elettrica ai suoi testicoli, a schiacciarli come fossero l’acceleratore di una macchina di potente cilindrata. Come se questo non fosse suffciente, Samir ha passato quasi la metà della sua detenzione incatenato ad una sedia, senzala possibilità di muoversi, costretto ad urinare ed espletare qualsiasi funzione fisiologica nei suoi stessi vestiti. Quasi fosse la sceneggiatura di un film di Kubrik,i suoi aguzzini lo tenevano alternativamente al buio più completo e poi esposto alla luce continua e fluorescente di neon appositamente installati per questo scopo.
A questo accompagnavano una musica ad altissimo volume, che ancora oggi a distanza di 20 anni quest’uomo sente nelle orecchie. Come lui, anche Sharif ha subito la stessa attenzione.
Arrestato durante la prima e la seconda intifada perchè mentre di Al Fatah, Sharif così come Samir ha avuto le spalle lussate durante la sua prigionia: legati coi polsi dietro la schiena, venivano issati e costretti per lunghi periodi di tempo in questa posizione. Il risultato finale era, naturalmente, la lussazione delle spalle ed altri gravi dolori articolare.
Il risultato finale era, ed è tuttora, la rottura della vita di questi uomini, ridotti a materia da tanta atrocità il cui fine non può essere che questo: distruggere la speranza, annientare la resistenza.E tutto questo non si ferma, non si può arrestare neanche nel caso che i coinvolti siano dei minori,che Israele arresta e tiene nelle sue prigioni per lunghi periodi, contro qualsiasi convenzione internazionale,contro qualsiasi trattato che tuteli i diritti umani, contro qualsiasi logica umana e ragionevole.
Il figlio di Sharif, arrestato quando sedicenne, ha passato un anno e sei mesi in prigione.
In stato di fermo tramite arresto amministrativo – un particolare stato di arresto che prevede la detenzione per periodi di tempo molto lunghi senza che nessun giudice forumuli nè accusa nè richiesta di detenzione – gli è stato riservato lo stesso trattamento che già suo padre aveva subito. Persone a cui viene rubata la vita, a cui si tolgono le legittime opportunità di vivere liberamente e umanamente. Ma nonostante tutto questo, nonstante la tristezza e nonostante ci sia ben visibili l’ombra oscura che ci circonda sia Samir, che Sharif ci salutano con il sorriso. Non che siano ottimisti, non che abbiano dimenticato o rimosso quanto loro successo. Ma hanno ben chiaro che l’unica via per restare vivi è quella di continuare a sorridere, è proprio questo che Israele non potrà togliergli mai.

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