Foto di gruppo in nero: da Forza Nuova a Lealtà Azione. La nuova destra neofascista a Milano (e provincia)

Saverio Ferrari  –  Left  –  30/01/2009

Il capannone è basso e grigio, delimitato da un muro, tra due palazzine. Fino a qualche tempo fa ospitava una carrozzeria. La via è senza uscita. Poco oltre i prati. Siamo alla periferia di Bollate, a Madonna in Campagna, in via Alfieri 4. È qui che il 18 ottobre scorso è stata inaugurata la nuova Skinhouse. La precedente esperienza, in via Cannero a Milano, nel quartiere Bovisa, si era conclusa dopo dodici anni a metà ottobre del 2006, causa i lavori per l’apertura della stazione di Dergano della linea tre della metropolitana.

Anche in quel caso lo spazio era stato messo a disposizione da un privato, una costruzione inserita nell’area di un’ex officina, e a nulla erano valse le proteste dei cittadini che si erano costituiti in comitato per chiederne la chiusura a seguito dei concerti fino a tarda notte, con naziskin provenienti da diverse città, anche dalla Svizzera, con il contorno di inni fascisti cantati a squarciagola e montagne di lattine di birra ovunque.
Eppure proprio da via Cannero il 7 agosto 2004 era partita una spedizione di teste rasate, con magliette nere con svastiche e aquile naziste, diretta ai Navigli dove aveva accoltellato sei giovani dei centri sociali, uno dei quali rimasto per giorni tra la vita e la morte. Lo stesso pubblico ministero Luisa Zanetti nella sua richiesta di custodia cautelare nei confronti dei partecipanti al raid squadristico aveva sottolineato come la “Skinhouse di Milano” fosse una “base per ritrovarsi, per organizzarsi, per riunirsi, per pianificare e decidere gli atti aggressivi e intimidatori (quali risse, lesioni, danneggiamenti, furti, devastazioni, incendi)”, un “luogo di partenza per le spedizioni punitive e per rifugiarsi al termine delle stesse”.
Il 13 dicembre dello stesso anno, nel corso di una perquisizione erano anche stati sequestrati coltelli, bastoni, mazze da baseball e catene.

THE HAMMERSKIN NATION

Ad animare la nuova realtà di Bollate, come la precedente, la setta degli Hammer, una sorta di circuito internazionale neonazista, con sedi anche in Europa in Inghilterra, Spagna, Francia, Olanda, Svizzera e Italia, originata da una costola del Ku Klux Klan nella seconda metà degli anni Ottanta a Dallas nel Texas.
Gli Hammerskins sono da sempre uno dei più pericolosi e violenti gruppi dediti al perseguimento della “supremazia della razza bianca”, i cui militanti negli Stati Uniti sono stati più volte accusati e condannati non solo per aver assaltato sinagoghe ebraiche o per aver compiuto brutali pestaggi, ma anche per l’assassinio di alcuni ragazzi di colore. Così è stato nel giugno 1991 ad Arlington nel Texas, dove tre aderenti alla Hammerskin nation (Hsn) uccisero a fucilate un ragazzino che aveva avuto il solo torto di incrociarli, e a Natale dello stesso anno, a Birmingham in Alabama, quando un senzatetto nero fu finito a colpi di mazza da baseball e di stivali ferrati. Dopo l’ennesimo accoltellamento di un giovane afroamericano nel 1999 in California un tribunale penale li definì “una gang di strada”. Ma l’elenco dei delitti da citare sarebbe molto più lungo.

IL DOPPIO MARTELLO

In Italia la “fazione madre” degli Hammerskin è da sempre quella milanese. Ora ha anche riaperto la sede. Una cinquantina i militanti, compresi gli aderenti ad Ambrosiana skinheads e a Brianza skin, due gruppi locali ora federati agli Hammer. Agli Ambrosiana skinheads fa ancora riferimento quel Riccardo Colato, detto “Riki”, già condannato per un raid a Bari, il 3 gennaio 2006, dove si trovava in vacanza, contro un pub frequentato da gay. Denunciato per discriminazione razziale e danneggiamenti, assieme ad altri cinque, ebbe il foglio di via con l’ordine di non tornare più nel capoluogo pugliese per tre anni.
Ogni “fazione” deve essere composta da almeno sei membri, ma per diventare Hammerskin, e cioè entrare in quella che i suoi promotori considerano “l’élite dell’élite” del movimento naziskin, è necessario seguire una lunga trafila: essere presentato da un altro membro e prestarsi a un periodo di prova che dura almeno quattro anni. Successivamente si è sottoposti a riti iniziatici. Si parla di pestaggi ai danni di immigrati e di lotte con il coltello contro cani da combattimento. Solo alla fine si potrà ricevere la toppa e tatuarsi su una parte visibile del corpo, collo o avambraccio, il simbolo con i due martelli in marcia mutuato dal film, di cui si rovesciano il senso e le intenzioni, di Alan Parker, The Wall, del 1982, basato sulle musiche dell’omonimo album dei Pink Floyd. Il doppio martello nell’immaginario degli Hammerskin rappresenterebbe l’arma per abbattere i muri che proteggerebbero le minoranze etniche e religiose.
Surreali, in questo contesto, le dichiarazioni di alcuni esponenti della Skinhouse rilasciate a un giornale locale: “Noi non siamo assolutamente nazisti e nessuno di noi ha mai avuto denunce per aggressioni”. Ma è sufficiente entrare nella sezione eventi del loro sito per imbattersi subito nell’effige di un manifesto del 1944 utilizzato per il reclutamento nelle Ss italiane, seguito da una locandina dedicata agli “Eroi della Rsi” che invita a un pellegrinaggio al Campo X del Cimitero Maggiore a Milano, dove sono stati sepolti alcuni dei più importanti gerarchi del fascismo, tra gli altri Alessandro Pavolini e Francesco Maria Barracu.
È possibile poi visionare un poster a firma “Italia Hammer Skinheads” con tanto di saluti romani, ma anche una foto scattata in occasione dell’Hammerfest del 2007, il più importante raduno internazionale del gruppo, con la bandiera di guerra del Terzo Reich con il doppio martello al posto della svastica. Fino a qualche tempo fa compariva anche l’istantanea di uno striscione esposto allo stadio di San Siro in favore della liberazione di “Norberto”, cioè Norberto Scordo. La storia è questa: la scorsa estate, essendo rimasta ancora vacante la carica di capo degli Hammer, dopo la scelta del vecchio leader Alessandro Todisco, detto “Todo”, di impegnarsi a tempo pieno in Cuore nero, si era deciso di affidare temporaneamente le redini del gruppo a un triumvirato. Tra loro anche Norberto Scordo, già condannato insieme ai due fratelli Todisco, Alessandro e Franco, per aver aggredito a martellate nel 1992 due giovani, un ragazzo e una ragazza di 18 anni, usciti dal Centro sociale Leoncavallo. Neanche il tempo di insediarsi che Scordo, a seguito di un’altra aggressione ai danni di alcuni punkabbestia, il 19 luglio, alle colonne di San Lorenzo, è finito dietro le sbarre, processato e condannato a sei mesi per direttissima. È uscito solo qualche settimana fa.

CUORE NERO BREWERY

L’apertura della nuova Skinhouse a Bollate non è la sola novità nel panorama neofascista milanese. Il 6 settembre scorso era stata anche inaugurata la nuova sede di Cuore nero a Milano, in via Pareto angolo via San Brunone, a pochi passi da viale Certosa. In realtà si era trattato solo dell’allargamento dell’ex negozio Il sogno di Rohan, passato da una a due vetrine, con relativo cambio di insegna. Una delle società dell’ex Nar Lino Guaglianone, da sempre uno dei finanziatori di Cuore nero, aveva infatti acquistato e messo a disposizione di Nicoletta Cainero, moglie di Alessandro Todisco, i locali attigui. I muri divisori erano stati abbattuti e si era provveduto a montare vetri antisfondamento. Nella palazzina di fronte, al primo e al secondo piano, erano state anche installate alcune telecamere di sicurezza.
L’idea di costituire una casa comune per tutte le sigle del neofascismo milanese è comunque da tempo tramontata. Prima l’incendio doloso, l’11 aprile 2007, dello spazio ben più capiente affittato in viale Certosa, quasi sul piazzale antistante il Cimitero Maggiore, poi una serie di contrasti interni, hanno ridimensionato il progetto. Particolare peso hanno avuto in questo senso le spaccature intervenute nella Fiamma tricolore con l’uscita a livello nazionale di Gianluca “Boccia” Iannone, di Casa Pound e del Blocco studentesco, ma anche, sul fronte opposto, di una corrente, capitanata dall’ex commissario della federazione romana Giuliano Castellino, vogliosa di far subito parte, senza anticamere, del cosiddetto Popolo delle libertà.
A Milano ciò ha significato, da un lato, l’entrata di Cuore nero nel circuito di Casa Pound, ma anche, dall’altro, la fuoriuscita di Matteo “Stizza” Pisoni, il vice di Alessandro Todisco, e del suo gruppo, rientrati nell’orbita di Alleanza nazionale attraverso la formazione di Area identitaria Lombardia, vicina a Carlo Fidanza, il capogruppo di An in Consiglio comunale. Gli Hammer, dal canto loro, anche in polemica con Alessandro Todisco, si erano già precedentemente resi autonomi. Forse troppa politica per loro.
A seguito di questi avvenimenti sono state anche in parte ridisegnate le gerarchie. Alessandro Todisco e sua moglie ora si occupano quasi solo della gestione del bar-negozio di via Pareto e della vendita delle magliette e dei gadget, mentre si è fatta largo una nuova figura emergente. Si tratta di Francesco Cappuccio, detto “Doppio malto”, ex addetto stampa de La Destra. Prima curava una rubrica sul sito del partito di Francesco Storace, adesso la fanzine di Cuore nero, appunto Doppio malto, una pubblicazione che nel giugno scorso ha messo in prima pagina uno skin con tanto di boccale di birra in mano, nell’atto di brindare all’entrata del campo di sterminio di Auschwitz, dove, grazie a un fotomontaggio, al posto della famigerata scritta “Il lavoro rende liberi”, compariva “Cuore nero brewery”, letteralmente “Birrificio Cuore nero”.
A oggi Cuore nero non raccoglie più di cinquanta militanti, tra skin, ultras delle curve e balordi di periferia, soprattutto provenienti da Quarto Oggiaro. Tra loro anche Franco Todisco, il fratello di Alessandro, detto “Lothar”, sempre presente allo stadio, sponda Inter, ma anche gran bevitore, rintracciabile, dopo una certa ora, con il suo giro di amici in alcuni bar di Brera.
Il 20 gennaio scorso le abitazioni di ambedue i fratelli, insieme a quelle di altri sette ultras dell’Inter, sono state perquisite. Così il magazzino di proprietà di Franco Caravita, leader dei Boys. Sequestrati qua e là coltelli, tirapugni, noccoliere, palle chiodate, manganelli con l’effige del Duce, bandiere con la croce celtica e la svastica. Nella casa di Michael Maron, un’appartenente agli Irriducibili, la faccia da stadio di Cuore nero, anche cocaina e un bilancino di precisione.
“Todo” e “Lothar” sono ora sottoposti all’obbligo di firma giornaliero. Al centro delle indagini i disordini dell’11 novembre 2007 a Milano, seguiti all’uccisione nei pressi di Arezzo del tifoso laziale Gabriele Sandri. Nell’occasione si tentò di assaltare il commissariato di San Siro, la caserma dei carabinieri di via Vincenzo Monti e la sede Rai di corso Sempione.

DIASPORE

Il piccolo arcipelago dell’estrema destra milanese vive comunque una fase di stallo. Forza nuova vivacchia con le solite iniziative che si tengono al cosiddetto Presidio di piazza Aspromonte 31, a metà tra una sede e un pub. Pochi gli appuntamenti culturali: uno dei più pubblicizzati qualche mese fa, in marzo, riguardava una “serata in onore” di Leon Degrelle, l’ex generale belga comandante di una Divisione delle Waffen Ss. È qui, comunque, che il 17 maggio scorso gli Hammer hanno potuto tenere un loro concerto di nazirock dopo il divieto, giunto a seguito delle numerose proteste, di suonare alla palazzina Liberty.
Forza nuova a Milano ha fatto ultimamente parlare di sé solo per alcuni volantini e striscioni minacciosi nei confronti degli extracomunitari, distribuiti a fine settembre al liceo linguistico Manzoni di via Rubattino, in zona Ortica, confinante con un dormitorio di proprietà dei “Martinitt”, ospitante una ventina di ragazzi magrebini e kossovari fra i 14 e i 18 anni.
Ma il gruppo, ormai composto solo da una trentina di fedelissimi guidati da Duilio Canu, continua a perdere pezzi. L’ultimo ad andarsene, per far ritorno, sembrerebbe, alla Lega nord, è stato Remo Casagrande, uno dei più famosi squadristi di Milano negli anni Settanta.
La Fiamma tricolore e La Destra, nella quale sta confluendo a livello nazionale il Fronte sociale nazionale di Adriano Tilgher, a Milano città praticamente non esistono più, anche se ufficialmente sono ancora rappresentate rispettivamente da Attilio Carelli e Roberto Perticone.
In particolare La Destra, nel giro di pochi mesi, ha subito un vero tracollo. A sbattere la porta per prima è stata, agli inizi di marzo, Carla De Albertis, ex assessore comunale alla Salute, in quota ad An, silurata nel novembre 2007 dal sindaco Moratti per la sua opposizione all’Ecopass, poi Barbara Ciabò, consigliera comunale passata in novembre a Forza Italia. In ottobre ad abbandonare il partito, con un durissimo comunicato, era stata invece l’intera organizzazione giovanile de La Destra, Gioventù italiana, con l’ex responsabile Vincenzo Sofo in testa.
Presenze solo virtuali sono al momento anche quelle formatesi a seguito di questa diaspora, dal Movimento per l’Italia di Daniela Santanchè, che aveva lasciato il partito di Francesco Storace ancor prima del congresso di novembre, a La vera destra del Nord di Carla De Albertis, per arrivare a Destra federale, animata da Carmelo Lupo, consigliere circoscrizionale di zona 4.
Così dicasi per Destra libertaria di Luciano Buonocore, uno dei leader della cosiddetta Maggioranza silenziosa nei primi anni Settanta, che nelle ultime elezioni politiche, pur essendo tra i dirigenti nazionale de La Destra, improvvisamente dopo un incontro con Ignazio La Russa lanciò un appello di voto in favore del Pdl al Senato. Qualcuno, come Roberto Jonghi Lavarini, mai smentito, parlò in un blog d’area di una somma di 35 mila euro finita nelle tasche di Buonocore e di un appalto di MilanoSport a uno dei figli. Comunità in movimento, la sigla dietro la quale si sono aggregati Lino Guaglianone e il suo gruppo, dal canto suo, risulta inattiva dal 28 maggio, giorno della sua presentazione.

PATRIA E LIBERTÀ

Maggiore attivismo mostra, invece, Destra per Milano di Roberto Jonghi Lavarini, il “Barone nero”, che dopo il fallimento delle liste de La Destra con la Fiamma tricolore, ha ufficialmente aderito al Pdl. Lo stesso Jonghi ha presenziato nell’ottobre scorso al Lido di Milano alla festa del Popolo delle libertà, partecipando alla cena di gala con Silvio Berlusconi, al quale ha anche regalato un libro apologetico sulla storia della Rsi. Mille euro a testa per esserci, cifra non indifferente per chi come lui solo nel 2005 dichiarava al fisco un reddito pari allo zero assoluto.
Roberto Jonghi Lavarini, tra l’altro, è stato nominato vice presidente di uno pseudo centro studi denominato Patria e libertà (esattamente come l’organizzazione paramilitare di estrema destra cilena che, al soldo della Cia, nel settembre 1973 sostenne il colpo di Stato del generale Pinochet), a sua volta presieduto da tale conte Ferdinando Crociani Baglioni, storico patrizio romano di fede fascista, segretario personale di Guido Mussolini, figlio di Vittorio e nipote di Benito.
Non solo, Jonghi si è pure incontrato in via riservata sia con Ignazio La Russa sia con Piergianni Prosperini. Una delle ragioni: le tensioni interne a Destra sociale, di Paola Frassinetti e Carlo Fidanza, e ad Azione giovani, che continuano a perdere consensi proprio in favore del “Barone nero”, vissuto ormai come pericoloso concorrente interno, tanto più dopo le ripetute dichiarazione “antifasciste” sia di Gianfranco Fini che del sindaco di Roma Gianni Alemanno.

SENZA CONFINI

L’estrema destra milanese, in conclusione, continua ad essere assai frastagliata e divisa, ma soprattutto utilizzata, in alcuni casi, come ben esemplificato dalla vicenda Buonocore, letteralmente comperata a suon di euro, dalla destra di governo, in primis Alleanza nazionale. Molti i fili che legano ancora questi due mondi. Legami incentrati a volte su interessi di modesto cabotaggio come i voti di preferenza per entrare in consiglio comunale, forniti ad alcuni candidati di An da quei piccoli serbatoi elettorali che spaziano dagli ultras agli ambienti di Cuore nero. Carlo Fidanza docet. Ma non solo.
Nonostante le impegnative dichiarazioni di Gianfranco Fini per cui “chi è democratico è antifascista”, nell’arco degli ultimi mesi, tra settembre e ottobre, i rappresentanti di An a Milano sono riusciti a proporre di intestare una via a Giorgio Almirante, storico leader missino, già firmatario nel 1944 di bandi per fucilare alla schiena i renitenti alla leva dell’esercito repubblichino, nonché ex segretario di redazione de La Difesa della razza, ad avanzare la richiesta di traslare al famedio le spoglie di Carlo Borsani, uno dei gerarchi milanesi che non esitava a mettere la propria firma sul giornalino delle Ss italiane Avanguardia, a presentare come gruppo consiliare nella sede della provincia un libro dedicato alla Legione Muti, provocando, causa proteste, la sospensione del consiglio in corso.
Proprio a Bollate, invece, dove ha aperto la nuova Skinhouse, due consiglieri comunali, sempre di An, si sono presentati a una seduta con le magliette dell’Italia campione del mondo 1938, nere, con stemma sabaudo e fascio littorio.
A superare tutti, comunque, il sindaco di Forza Italia di Buccinasco, Loris Cereda, che aveva organizzato per fine novembre, con il patrocinio del Comune, un convegno su Julius Evola, il massimo riferimento teorico per il neonazismo italiano. Solo le pressioni del prefetto Gian Valerio Lombardi avevano alla fine fatto saltare l’iniziativa.
I confini tra tutte le destre a Milano sono spesso invisibili.

This entry was posted in Antifa and tagged , , . Bookmark the permalink.